
Secondo Egisto Bianconi, Direttore Generale ASL di Viterbo, “è necessario mantenere l’autonomia regionale ma consentire lo sviluppo di strategie per omogeneizzare il Servizio sanitario del nostro Paese, tenendo però conto delle esigenze delle singole aziende, quindi della valutazione del contributo che possono apportare i direttori generali e anche la FIASO in ordine a tali questioni, così da renderlo pratico, attuabile e concreto”.

Luca Stucchi, Direttore Generale di ASST Lariana sottolinea che “è fondamentale una maggiore attenzione ai professionisti e ai loro bisogni e la necessità di riformare in modo radicale la normativa, ormai vetusta. Dovremmo immaginarci un contratto unico per chi lavora per il servizio sanitario nazionale, regole uniche tra servizio pubblico e servizio privato che lavorano per il SSN. Altro tema importante riguarda la partecipazione maggiore dei direttori generali alle decisioni strategiche del Paese”.

Maria Grazia Colombo, Direttrice Generale ASST, Fatebenefratelli Sacco di Milano, porta l’esperienza dell’azienda. “La mia azienda è associata con FIASO da molti anni e partecipa molto attivamente anche a tutti gli eventi che la della Federazione italiana aziende sanitarie e ospedaliere organizza sia sul fronte della formazione che della condivisione del ruolo che abbiamo oggi all’interno del servizio sanitario nazionale. Per noi è molto importante poter confrontarci non soltanto all’interno della propria regione, ma anche tra regioni diverse, perché il sistema sanitario nazionale è unico, quindi abbiamo bisogno di fare rete, di trovare punti di riflessione comuni per poter arrivare a rendere sempre di più il servizio sanitario vicino ai cittadini. Questo per noi è fondamentale”.

Secondo Calisto Bravi, Direttore Generale aziendale ospedaliera Università Integrata di Verona, “siamo arrivati ad un momento abbastanza importante in cui la politica deve affrontare il dilemma di come portare avanti il nostro sistema sanitario nazionale che è un’eccellenza in tutto il mondo. Quindi che la politica incominci ad occuparsi al di là del movimento politico sia destra, sia sinistra. È per noi fondamentale, perché altrimenti viviamo sempre succubi del desiderio del cittadino. Noi come FIASO sicuramente dovremmo sostenere il lavoro che fanno i tecnici nel fornire indicazioni perché sempre più il dramma italiano nella sanità è legato non solo alla lista d’attesa ma anche al benessere organizzativo, quindi a come stanno i dipendenti all’interno della nostra azienda. Su questo credo che bisogna lavorare insieme, anche con lo sviluppo delle nuove professioni sanitarie”.

Francesco Quaglia, Commissario straordinario dell’Ente Ospedaliero Ospedali Galliera di Genova è impegnato in FIASO nell’Osservatorio delle Professioni Sanitarie occupandosi dei temi legati al personale e alle funzioni di governo dello stesso. Secondo Quaglia “il decreto, il nuovo disegno di legge ha lo scopo di riordinare il sistema perché ha avuto il potere di essere soggetto a una evidente manutenzione. È molto incentrato sulla ridefinizione e riqualificazione dell’area ospedaliera, suddividendola in gradienti di potenzialità molto interessanti sotto questo profilo. C’è comunque da tenere sempre presente la difficoltà ancora sussistente del raccordo, la vecchia questione dell’attività ospedaliera con le funzioni che si svolgono ordinariamente sul territorio, funzioni che dopo il DM77 hanno avuto un’esplosione notevole, ma che scontano ancora una difficoltà di reperimento di professionisti, una difficoltà organizzativa complessiva, la ancora mancata risoluzione del tema di relazione che c’è fra il sistema di emergenza, segnatamente il pronto soccorso, e l’accesso all’attività sanitaria, che possa invece consentire il trattamento di patologie minori che non richiedono reali funzioni emergenziali e poi il tema della cronicità che resta ancora sullo sfondo e non definito. Ci sono molte questioni che possono formare oggetto di uno sviluppo, ma certamente il decreto, il disegno di legge va nella direzione giusta, ma è ancora troppo presto per trarre una conclusione definitiva sugli effetti e sugli esiti di questa iniziativa”.

Stefano Rossi, Direttore Generale ASL Lecce ha spiegato “Siamo ormai quasi a 50 anni dall’istituzione del Servizio Sanitario Nazionale, con la legge 833 del 1978, è il momento opportuno per fare un piccolo tagliando, è cambiata la demografia, è cambiata l’epidemiologia, sono cambiati i bisogni, è necessario oggi tutti insieme, parti sociali, settore privato, pubblico, rivedere quali sono i bisogni e cambiare anche l’offerta, questo va fatto ovviamente su un tavolo condiviso perché la salute trasversale occupa tutti quanti noi”.

Secondo Salvatore Gioia, Agenzia Tutela Salute in Subria, Varese e Como, dal punto di vista delle riforme del nostro servizio, la cosa più importante è lavorare sulla organizzazione, sulla semplificazione dell’organizzazione. “Probabilmente occorre che il nuovo DDL possa essere foriero di principi, più che entrare in profondità a descrivere l’organizzazione. E poi c’è tutto il tema del territorio e dell’integrazione col territorio. Questo è già in essere con il DM77, ma come è previsto dal disegno di legge nuovo, vi è un’integrazione tra il DM70 e il DM77 in superamento per poter veramente andare alla radice dei bisogni dei cittadini”.

Livio De Angelis è il Direttore generale degli IFO – Istituti Fisioterapici Ospitalieri di Roma, dell’Istituto Nazionale Tumori Regina Elena e dell’Istituto Nazionale Dermatologico San Gallicano. Secondo il direttore “la riforma del SSN è certamente urgente e sentita ormai da tanto, in tanti aspetti dell’attuale gestione del servizio sanitario e del concetto di appropriatezza che evochiamo continuamente. Queste sono le due chiavi di lettura e devono essere il target di qualunque discussione, di qualunque soluzione venga poi portata a termine”.




